Che cos’è la poliabortività?
Si parla di poliabortività quando la donna va incontro a 2 o più aborti spontanei, consecutivi o alterni, che si verificano entro la prima metà della gravidanza. L’eziologia dell’abortività ricorrente, condizione che riguarda circa il 2% delle coppie che provano ad avere un figlio, è eterogenea e complessa e in una larga percentuale di casi rimane purtroppo sconosciuta.
Di questo argomento ce ne parla la Dr.ssa Stefania Amicucci, Ginecologa specialista in Medicina della Riproduzione presso la nostra clinica, che ci aiuta a fare chiarezza sulle principali cause, i fattori di rischio e le possibilità di trattamento.
Quali sono le cause più comuni di aborto ricorrente?
Le cause note includono fattori materni, embrionali e, in alcuni casi, anche paterni.
Fattori materni
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Anomalie genetiche: le anomalie cromosomiche materne e/o paterne, ovvero alterazioni nel corredo cromosomico della donna e/o dell’uomo, possono causare la formazione di embrioni anomali, che nella maggioranza dei casi determinano l’evoluzione della gravidanza in aborto.
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Anomalie uterine: fra le anomalie uterine potenzialmente correlate alla poliabortività si distinguono malformazioni congenite, fra cui la più comune è l’utero setto, ed anomalie acquisite come la presenza di aderenze intrauterine, l’insufficienza cervicale o la presenza di fibromi e/o polipi uterini.
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Trombofilie: le trombofilie, ovvero disordini della coagulazione che aumentano il rischio di eventi tromboembolici, potrebbero anch’esse comportare un maggior rischio di eventi ostetrici sfavorevoli come gli aborti ripetuti. L’associazione fra le alterazioni trombofiliche ereditarie, specie quando presenti in condizioni di eterozigosi, e gli aborti ricorrenti è in realtà ancora dibattuta, a differenza delle trombofilie acquisite, come la sindrome da anticorpi anti-fosfolipidi, per le quali è più forte l’evidenza di una correlazione con la poliabortività.
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Patologie endocrine: tra le patologie endocrine da indagare in caso di aborti ricorrenti, le più rilevanti sono i disordini della funzionalità tiroidea (ipotiroidismo o ipertiroidismo), l’obesità, il diabete, l’iperprolattinemia e la sindrome dell’ovaio policistico.
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Patologie autoimmuni: anche le patologie autoimmuni, come il Lupus Eritematoso Sistemico, sono riconosciute come un potenziale fattore di rischio per gli aborti ricorrenti.
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Cause infettive: si riconoscono possibili cause infettive, come agenti patogeni presenti in vagina o nella cervice uterina che potrebbero, per via ascendente, causare un’infiammazione anche a livello endometriale, condizione nota come endometrite cronica.
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Stili di vita dannosi: anche abitudini come il fumo, l’alcol e/o le droghe possono aumentare il rischio di aborti ripetuti.
Fattori embrionali e paterni
Un ruolo decisamente importante nell’eziologia dell’abortività, sia sporadica che ricorrente, è rivestito dalle anomalie cromosomiche embrionali, che tuttavia solo in una piccola percentuale di casi sono conseguenza della presenza di anomalie nel corredo cromosomico materno e/o paterno.
Il rischio di generare embrioni aneuploidi, cioè cromosomicamente anomali, aumenta infatti in modo direttamente proporzionale all’età genitoriale, e in modo molto più pronunciato all’aumentare dell’età materna: l’età materna avanzata si configura, dunque, come un rilevante fattore di rischio per la poliabortività.
Tra i possibili fattori maschili di abortività ricorrente, oltre alle già citate anomalie cromosomiche paterne, possono essere annoverate anche alterazioni del liquido seminale che comportino una elevata percentuale di frammentazione del DNA degli spermatozoi.
Come si diagnostica e si gestisce la poliabortività?
La gestione dell’abortività ricorrente rappresenta tuttora una delle sfide più difficili per i ginecologi che si occupano di riproduzione e naturalmente dipende dalle cause che sono state individuate, nei casi in cui ciò sia possibile con le metodiche diagnostiche attualmente disponibili.
Alcuni esempi di soluzioni terapeutiche che possono essere adottate sono:
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la correzione di un setto uterino;
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il trattamento antibiotico di una endometrite cronica;
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la correzione di un ipo- o ipertiroidismo.
L’utilità della terapia anticoagulante e/o antiaggregante, non chiaramente dimostrata per le trombofilie ereditarie, lo è con molta più evidenza per quelle acquisite.
La Procreazione Medicalmente Assistita può aiutare in caso di poliabortività?
Certamente il ricorso a tecniche di Procreazione Medicalmente Assisita che prevedano la diagnosi genetica pre-impianto, permettendo di trasferire solo embrioni euploidi, consente di eliminare la quota di aborti spontanei dovuti ad anomalie cromosomiche embrionali.
Purtroppo ancora oggi per una quota non trascurabile di aborti ricorrenti non è possibile identificare una causa nota e trattabile, il che rende quantomai difficile e frustrante la gestione delle coppie infertili che si trovano ad affrontare questa dolorosa esperienza.
Come affrontare la poliabortività nel modo giusto?
Affrontare la poliabortività significa spesso trovarsi davanti a un percorso complesso, fatto di indagini approfondite e, talvolta, di risposte che non sempre riescono a chiarire fino in fondo le cause. Proprio per questo è fondamentale rivolgersi a specialisti in grado di seguire la coppia con competenza, empatia e strumenti diagnostici avanzati. Ogni caso è unico e richiede un approccio personalizzato, con l’obiettivo di aumentare le possibilità di portare avanti una gravidanza serena e di accompagnare i futuri genitori in ogni fase del loro cammino.