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Infertilità di coppia: cosa fare quando la gravidanza non arriva

Non riesco a rimanere incinta: cosa fare e a chi rivolgersi

La ricerca di una gravidanza che non arriva può trasformarsi in un percorso difficile e carico di emozioni contrastanti. Molte donne si chiedono: “Perché non riesco a rimanere incinta?”. Per fare chiarezza su cosa può influenzare la fertilità e da dove iniziare in caso di difficoltà a concepire, abbiamo chiesto alla Dr.ssa Fanny E. Infante, Ginecologa specialista in Medicina della Riproduzione presso la nostra clinica, di guidarci in questo tema.

Infertilità di coppia: una realtà più comune di quanto si pensi

Quando una coppia decide di avere un bambino, tende a considerare la gravidanza come un evento naturale e spontaneo. Tuttavia, l’infertilità di coppia è un problema sempre più diffuso e può derivare da numerosi fattori.

Le principali cause includono:

  • stress e fattori ambientali

  • stili di vita non corretti

  • obesità o eccessiva magrezza

  • squilibri ormonali

  • problematiche maschili

  • patologie ginecologiche come endometriosi e fibromi

  • alterazioni della funzionalità delle tube di Falloppio.

Capire il motivo per cui la gravidanza non arriva è il primo passo per intraprendere un percorso di diagnosi e cura adeguato.

Quando preoccuparsi se non si riesce a rimanere incinta?

È importante sapere che il concepimento può richiedere tempo anche in assenza di problematiche specifiche. Tuttavia, esistono delle indicazioni precise su quando è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista in fertilità.

In generale, è opportuno rivolgersi a un ginecologo specializzato in medicina della riproduzione quando:

  • la gravidanza non arriva dopo 12 mesi di rapporti mirati e non protetti
  • dopo 6 mesi di tentativi, se la donna ha più di 35 anni
  • sono presenti cicli irregolari o assenti
  • esistono diagnosi di endometriosi, sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) o fibromi
  • il partner presenta alterazioni dello spermiogramma
  • ci sono stati aborti ripetuti o precedenti difficoltà riproduttive.

Una valutazione precoce può aiutare a identificare eventuali ostacoli alla fertilità e impostare un percorso personalizzato.

Quali sono i primi esami da fare per capire perché la gravidanza non arriva?

Il percorso diagnostico per infertilità inizia generalmente con esami di base che consentono di ottenere una prima valutazione della fertilità della coppia.

Tra i principali accertamenti troviamo:

  • dosaggi ormonali
  • ecografia transvaginale
  • monitoraggio dell’ovulazione
  • sonosalpingografia o valutazione tubarica, se indicata
  • spermiogramma per il partner.

Questi esami permettono allo specialista di comprendere meglio la situazione clinica e valutare se siano necessari ulteriori approfondimenti diagnostici.

Cosa fare se dagli esami emergono problemi di fertilità?

In alcuni casi, le difficoltà nel concepimento possono essere affrontate attraverso cambiamenti dello stile di vita, trattamenti farmacologici o monitoraggi specifici.

Quando invece emergono problematiche che non possono essere risolte spontaneamente, è possibile valutare un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).

Oggi le tecniche di PMA consentono di affrontare numerose condizioni di infertilità grazie a protocolli sempre più personalizzati e avanzati. L’obiettivo non è soltanto aumentare le probabilità di gravidanza, ma accompagnare la coppia in un percorso costruito sulle proprie esigenze cliniche ed emotive.

Perché è importante non rimandare una valutazione della fertilità?

Molte coppie tendono ad aspettare a lungo prima di chiedere aiuto, sperando che la gravidanza arrivi spontaneamente. Tuttavia, il fattore tempo può avere un ruolo importante, soprattutto per la fertilità femminile.

Con l’avanzare dell’età, infatti, la quantità e la qualità degli ovociti tendono progressivamente a ridursi. Per questo motivo, in presenza di dubbi o difficoltà nel concepimento, una valutazione specialistica precoce può fare la differenza nell’identificare il percorso più adatto.

 

FAQ – Domande frequenti

Dopo quanto tempo senza gravidanza bisogna fare controlli?

Generalmente dopo 12 mesi di tentativi mirati senza successo. Se la donna ha più di 35 anni, è consigliabile rivolgersi a uno specialista già dopo 6 mesi.

Lo stress può influire sulla fertilità?

Sì. Lo stress cronico può influenzare l’equilibrio ormonale, il ciclo mestruale e il benessere generale della coppia, contribuendo talvolta alle difficoltà di concepimento.

Quali sono gli esami principali per valutare la fertilità?

Tra gli esami più richiesti ci sono dosaggi ormonali, ecografia ginecologica, valutazione delle tube e spermiogramma per il partner.

Anche l’uomo deve fare controlli per infertilità?

Assolutamente sì. L’infertilità di coppia può dipendere anche da fattori maschili, per questo è importante valutare entrambi i partner.

L’età influisce davvero sulle possibilità di gravidanza?

Sì. Con il passare degli anni la fertilità femminile tende progressivamente a diminuire, soprattutto dopo i 35 anni.

Quando si prende in considerazione la PMA?

Le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita vengono valutate quando il concepimento spontaneo non arriva e non sono sufficienti terapie o cambiamenti dello stile di vita.

Revisione medica a cura della Dr.ssa Fanny E. Infante – Ginecologa Specialista in Medicina della Riproduzione. Aggiornato il 24/09/2025

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